{"id":303,"date":"2022-11-29T10:16:17","date_gmt":"2022-11-29T09:16:17","guid":{"rendered":"https:\/\/giovannigorini.com\/?page_id=303"},"modified":"2022-12-13T09:34:00","modified_gmt":"2022-12-13T08:34:00","slug":"textes-critiques","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/textes-critiques\/","title":{"rendered":"Textes critiques"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"715\" src=\"https:\/\/giovannigorini.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ART-ET-METIER-DU-LIVRE-1024x715.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-351\" srcset=\"https:\/\/giovannigorini.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ART-ET-METIER-DU-LIVRE-1024x715.jpeg 1024w, https:\/\/giovannigorini.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ART-ET-METIER-DU-LIVRE-300x209.jpeg 300w, https:\/\/giovannigorini.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ART-ET-METIER-DU-LIVRE-768x536.jpeg 768w, https:\/\/giovannigorini.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ART-ET-METIER-DU-LIVRE.jpeg 1170w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Nancy Barsacchi\u00a0 &#8211;\u00a0 Giovanni Gorini\u00a0: di forme, di poesia&#8230;\u00a0 &#8211;\u00a0 2011<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La sua carriera inizia negli anni Settanta, in quel clima di fermento culturale di cui facevano parte numerose correnti artistiche europee. Dopo il diploma di maestro d&rsquo;arte segue la pittura di Pollock e l&rsquo;espressionismo astratto americano dipingendo le sue prime tele \u00ab&nbsp;astratte&nbsp;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&rsquo;incontro decisivo avviene nel 1976 a Venezia con l&rsquo;artista Giuseppe Santomaso, pittore che tende alla raffigurazione di astratte emozioni e tensioni. Gorini \u00e8 colpito da questa poetica&nbsp; fatta di suggestioni tridimensionali, tersa emotivit\u00e0, luce pura e vibrante e soprattutto dal rapporto con la realt\u00e0 che hanno i lavori di questo artista.<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente le opere di Gorini prendono cos\u00ec un&rsquo;orientazione decisiva che abbandona l&rsquo;universo figurativo per dirigersi nell&rsquo;approccio al colore e alla materia. Il risultato di questo incontro \u00e8 un armonico contrasto poetico.<\/p>\n\n\n\n<p>Traspare anche dai titoli, non casuali n\u00e9 didascalici delle opere di Gorini, questa propensione ad una lirica significativa. Emerge un messaggio profondo che il colore, quando materico quando quasi spirituale, annuncia solamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il critico Dino Carlesi, nel 1977, scriver\u00e0:&nbsp; <em>\u00ab&nbsp;\u2026.l&rsquo;accostamento che Gorini compie non \u00e9 solo coloristico e spaziale ma anche e soprattutto culturale, cio\u00e8 l&rsquo;affinit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 profonda, \u00e8 fatta di convinzioni e di comune sensibilit\u00e0 verso il ruolo primario del colore, non abbandonato a slanci emotivi e superficiali ma controllato da una presa di coscienza verso il mondo e gli uomini che tocca la sfera dell&rsquo;autenticit\u00e0 e s&rsquo;impone per la seriet\u00e0 del discorso&nbsp;\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni successivi viaggia e continua la sua ricerca artistica. Si stabilisce poi a Parigi, dove sperimenta la tecnica del mosaico e dell&rsquo;incisione a pi\u00f9 colori. Con altri pittori italiani residenti a Parigi partecipa a diverse mostre collettive. Tuttora risiede e lavora nella capitale francese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Nicola Micieli&nbsp; &#8211;&nbsp; \u00ab&nbsp;Gorini-Rogai&nbsp;\u00bb&nbsp; &#8211;&nbsp; Galleria&nbsp; \u00ab&nbsp;LIBA&nbsp;\u00bb &#8211; Pontedera 2002<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un mannello formalmente rigoroso di dipinti e una cartella, <strong>\u00ab&nbsp;&#8230;ai segni della terra&nbsp;\u00bb,<\/strong> composta da tre ariose e strutturalmente salde incisioni all&rsquo;acquatinta, cui fanno contrappunto musicale dieci frammenti lirici di Dino Carlesi, sono il corredo visivo che come dono augurale alla nativa sua terra pontederese in cui ritorna con questa mostra, Giovanni Gorini ha portato con s\u00e9 da Parigi, dove operosamente vive da molti anni ormai, avendo presenti allo sguardo ovvero impressi nella memoria, vividi e fecondi di motivi continuamente rigenerati, i profili ondulati delle colline che circondano la citt\u00e0, e la loro modulata morfologia, e l&rsquo;armoniosa geometria che ne governa l&rsquo;immagine, archetipo indecifrabile, tuttavia leggibile per via squisitamente intuitiva, del miracoloso connubio datosi in questo come in altri lembi della <em>Toscana felix, <\/em>tra la stratificata civilt\u00e0 dell&rsquo;uomo e l&rsquo;ordine ciclico della natura, di cui la forma del paesaggio antropico \u00e8 la testimonianza pi\u00f9 eloquente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A voler parlare in termini di appartenenza linguistica, nel codice notarile delle arti figurative, potremmo assegnare al versante dell&rsquo;astrazione lirica, ossia giocata sulla valenza evocativa dell&rsquo;immagine che non rimanda ad alcun esplicito referente oggettivo, le belle partiture pittoriche&nbsp; e grafiche di Giovanni Gorini.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Potremmo chiudere in due parolel a partita&#8230;se lo stesso artista non provvedesse a rilanciare il discorso insinuando, nei titoli, possibilit\u00e0 di lettura psicologica e relazionale e narrativa, persino fisiologica: come acchito, beninteso!, o chiamata in complicit\u00e0 al viaggio proiettivo e alla divagazione poetica, che la pittura consente per l&rsquo;ambiguit\u00e0 evocativa della sua pur autonoma o autoreferente cifra formale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L&rsquo;invito&nbsp; ad andare oltre la godibile articolazione delle forme nello spazio doppiamente&nbsp; qualificato, come estensione sommersa della materia, qui sedimentaria e variegata in spersi grumi e incespature tattilmente apprezzabili. Travalicare il recinto dell&rsquo;opera nel suo statuto fisico e nella sua qualificazione puramente formale, significa tradirla, d&rsquo;accordo!. Ma per appropriarsene a un diverso, e forse pi\u00f9 profondo, livello di appercezione simpatetica, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire: per reinventarla a un suo poetico in cui si fa determinante il contributo del nostro immaginario, che traduce in esperienza interiore squisitamente creativa le suggestioni cos\u00ec sottilmente governate da Giovanni Gorini nei segni pittorici e grafici della sua inenarrabile topografia dell&rsquo;anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Nicola Micieli&nbsp; &#8211;&nbsp; Incisione pisana del novecento&nbsp; &#8211;&nbsp;&nbsp; \u00abLa Limonaia&nbsp;\u00bb &#8211;&nbsp; Pisa 1992<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&nbsp; <\/em><\/strong><strong><em>&nbsp;&nbsp;<\/em><\/strong>&nbsp;Giovanni Gorini \u00e8 un astratto lirico di bella spiegata cantabilit\u00e0 pittorica. Intendo proprio dire che le sue incisioni, realizzate su grandi fogli di carta rugosa e spessa, dai margini intonsi e in grado di accogliere imprimiture anche molto profonde, mirano a realizzare ampie e invero suggestive partiture pittoriche. Le stampe di Gorini sono, difatti pluriplanari e policrome, realizzate all&rsquo;acquatinta a una o pi\u00f9 lastre sagomate a vari spessori, per ottenere nella carta una sorta di orografia, come di continenti visti dall&rsquo;alto delle navicelle spaziali. L&rsquo;opera qui pubblicata \u00e8 un trittico di estese dimensioni, stampata in tre pezzi componibili nella continuit\u00e0 del tema formale, ma ognuno in s\u00e9 compiuto, e dunque passibile di un percorso autonomo, poich\u00e9 nello spirito di queste forme c&rsquo;\u00e8 la disponibilit\u00e0 a lasciarsi usare come trampolini dell&rsquo;immaginario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Francesco Paciscopi&nbsp; &#8211;&nbsp; Personale Galleria \u00ab&nbsp;Ardoise&nbsp;\u00bb &#8211; Paris 1992<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&nbsp; <\/em><\/strong><strong><em>&nbsp;&nbsp;<\/em><\/strong>Un&rsquo;evoluzione inquieta negli anni&nbsp;; la tensione di una ricerca caparbia, che ruba alla gamma dei colori i significati pi\u00f9 stremati&nbsp;; la materia povera (tela grossa e sabbia) come supporto del quadro&nbsp;; la solarit\u00e0 delle antiche tinte della terra, distribuite in macchie di bagliori guizzanti&nbsp;; \u00e8 questo, a quindici anni di distanza dall&rsquo;ultima recensione, che mi suggerisce la pittura di Giovanni Gorini, che ho visto crescere nel tempo come uomo e come artista.<strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dalla sua produzione di oggi, sono scomparsi gli antiche azzurri mediterranei di cielo e di mare, ma sono rimasti i colori della natura pi\u00f9 aspra. E&rsquo; un cromatismo della memoria, di biacche e terre bruciate&nbsp;: fuga di colline e calanchi&nbsp;; reminiscenze di quel paesaggio, angolato ed armonico, tipico della Toscana e che solo chi \u00e8 toscano sa riconoscere a fiuto, pur nell&rsquo;informale simbologia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rivivere le colline ed il paesaggio di origine \u00e8, per Gorini, agganciarsi alle antiche tradizioni con la complessa semplicit\u00e0 della memoria. E&rsquo; l&rsquo;eterno raffronto con la nostra terra di nascita, recuperata dal caos polimorfo di Parigi in chiazze di forme, che spuntano inaspettate dalla metropoli&nbsp;: un muro scalcinato, dei graffi, delle muffe, delle colature. Sono segni trasformati, con il linguaggio personale, in emblemi inquietanti dell&rsquo;avventura umana.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;ultima produzione di Giovanni Gorini risente del suo passaggio all&rsquo;incisione, operato da alcuni anni con lastre di acciaio, materie sintetiche e sabbia. Nelle tele, le forme, ritagliate nel legno e rivestite di iuta, hanno improvvisi slanci e ripiegamenti. Vengono da un orizzonte lontano e sconfinano sulla tela, ricoprendola per creare uno spazio, che \u00e8 poi quello materiale del quadro, del dittico, del polittico. E&rsquo; spazio simbolico di quello reale, in cui il frastuono metropolitano e l&rsquo;aspirazione ai luogi del desiderio intrecciano momenti di realt\u00e0 e visione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La reazione del pittore \u2013 vibrante e decisa \u2013 alla mancanza di certezze&nbsp;; e, insieme, la nostalgia delle antiche origini, sfibrano i simboli ai significati pi\u00f9 riposti di un&rsquo;ansia purificatrice, di cui certi titoli sono inequivocabili segnali&nbsp;: <strong>\u00ab&nbsp;Odore della terra&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Immagine della memoria&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Sospesi a un filo&nbsp;\u00bb,&nbsp;\u00ab&nbsp;Questione di luce&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Fuga di luce ocra&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Aperta solitudine&nbsp;\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gorini, che non a caso ama moltissimo Giorgio Morandi, trasceglie la poesia allusiva degli \u00ab&nbsp;oggetti&nbsp;\u00bb umili della terra, per sollevare i colori a lirica evocazione. Per\u00f3 la sua ricerca non ha niente di crepuscolare e di ripiegato. In lui, invece, intimit\u00e0 e rabbia si fondono in macchie solari&nbsp;: tracce di materia che rimandano alle radici dell&rsquo;uomo, scerpate dal vento della storia, che le disperde senza fine sulle argille del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Dino Carlesi&nbsp; &#8211;&nbsp; Una pittura che aiuta a vivere&nbsp;&nbsp; &#8211;&nbsp; Personale Galleria \u00ab&nbsp;Ardoise&nbsp;\u00bb &#8211;&nbsp; Paris 1992<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Gorini continua la sua raffinata e appassionata \u00ab&nbsp;ricerca&nbsp;\u00bb sul confine tra realt\u00e0 e no, sparando a raffica sui suoi sentimenti, dominandoli e impedendo loro di indulgere ai cedimenti impressionistici e ai richiami banalizzanti. Parlammo gi\u00e0 in passato, scrivendo sul suo lavoro, di uno spazio-tempo entro cui collocare in modo nuovo le emozioni primarie e anche quelle derivanti da ascendenze memoriali&nbsp;: il gioco si rinnova secondo stilemi inediti, ulteriori azzardi ai limiti della rischiosa pensosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il dilemma tra ragione e impulsi fantastici \u00e8 sempre rimasto vivo in Gorini e anche nei Maestri che gli sono stati vicini&nbsp;: il colore \u00e8 sempre stato in bilico (nelle sue scansioni e rotture) tra l&rsquo;urgenza di rappresentare problemi di pura organizzazione logica e altrettanta urgenza di fare spazio alle emozioni nel loro stadio primitivo e pi\u00f9 autentico. Di fronte al fallimento della pseudo-razionalit\u00e0 del nostro tempo appare giusta la riflessione che l&rsquo;artista va facendo sul ruolo dell&rsquo;immaginazione,&nbsp; nel tentativo di trovare una mediazione che&nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; a&nbsp; posteriori \u2013 giustifichi modulazioni diverse che investano tecniche e stili.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quando Gorini tenta la sintesi tra le varie fasi dell&rsquo;operazione creativa confessandoci che il punto di partenza \u00e8 dato sempre da una realt\u00e0 vera o immaginata (un indizio, un segnale, un ricordo, un nome) la quale provoca immediatamente un&rsquo;agitazione interiore \u2013 che \u00e8 turbamento ed euforia ed ebrezza \u2013 che trova per\u00f2 la sua collocazione psicologica ed intellettiva nella mente dell&rsquo;artista, il Gorini stesso ci costringe a cogliere il valore delle tecniche che intervengono come terza fase del processo ma che in realt\u00e0 lo precedono come sintesi preordinata che appare legata alle premesse intuitive, alle ispirazioni. I vari momenti appaiono disgiunti se analizzati teoricamente alla fine dell&rsquo;atto creativo che, nel suo concretizzarsi pratico, appare invece unitario e inscindibile. E&rsquo; difficile individuare i punti di nobile cedimento entro cui la cultura e la ricchezza spirituale penetrano per illuminare la composizione grafica e pittorica che sia. In questo caso lo sfrangimento di talune superfici ormai disponibili per porsi fuori misura, al di l\u00e0 di certe regole un tempo pi\u00f9 rigide, non \u00e8 solo uno straripamento spaziale ma un&rsquo;ideale ricerca di uno spazio vitale nuovo che ci collochi fuori dal clamore e dalla ressa della metropoli e ci adagi nei giardini ipotizzati di una natura ormai perduta&nbsp;: quando e come la spinta psicologica prema sull&rsquo;idea mentale e, quindi, sulla elaborazione progettuale e sulla conseguente soluzione pratica calata sulla tela, \u00e8 difficile dirlo&nbsp;: solo l&#8217;emozione finale provocata in colui che guarda pu\u00f2 garantirci della validit\u00e0 dell&rsquo;operazione. La sabbia che si fissa sulla lastra \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una civetteria materica&nbsp;: con l&rsquo;acquatinta, e con le lastre ritagliate che si ricompongono al momento della stampa, l&rsquo;artista cerca una situazione di felicit\u00e0 che va oltre il grumo sabbioso e il disagio stesso derivante dalla ricerca per donare al foglio multicolore il ruolo consolante di una festa inconsueta.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Anche sulla tela avviene un analogo processo inventivo, anche se a tempo meno lungo&nbsp;: la sabbia \u00e8 la solita ombra ruvida e aspra come quella che copre gli eventi del quotidiano, le superfici dipinte e rincollate sulla tela grande, che superano i lati prefissati, creano una analoga situazione di salvezza cromatica, una felice trasgressione spaziale dominata ora pi\u00f9 dai rossi e dai grigi-bianchi (che dai blu di un tempo) e dalle \u00ab&nbsp;terre&nbsp;\u00bb bruciate cos\u00ed legate al suolo e alla natura. Il contrasto rosso-bianco \u00e8 ora prevalente, quasi un conflitto tra l&rsquo;energia rossa del vivere e il silenzio purissimo di una civilt\u00e0 continuamente contaminata e minacciata, sperando che sia sempre la vita giusta a infrangere il candore del segno. Se Mondrian \u2013 da buon puritano \u2013 giocava la sua partita all&rsquo;ombra della razionalit\u00e0 pi\u00f9 severa, questa pittura unisce a quell&rsquo;antico rigore il gesto libero delle tenere slabbrature che s&rsquo;intersecano e si fondono come note musicali di uno spartito romantico. Alle spalle vi sono la <em>proportio <\/em>classica come la riminiscenza di un post-cubismo obbligato, ma anche le trame di una antico paesaggismo toscano che Gorini ben conosce, e anche le vibrazioni informali che caratterizzano il nostro tempo inquieto. Ma il pittore sa di dover collocare nello spazio i propri risentimenti e le proprie problematiche&nbsp;: il mondo non \u00e9 solo una scena da contemplare ma un teatro entro cui fare agire delle forme semanticamente ricche per segnalare la nostra presenza sulla terra. La memoria aiuta, ma poi l&rsquo;approccio avviene col futuro, nell&rsquo;ambito di una cultura sempre a rischio, ogni colore uno scomparto di ricerca emotiva, ogni scansione un incidente e un incontro, ogni incastro un nodo da sciogliere. La dialettica fra i colori sottintende l&rsquo;interiore tensione a capire il mondo, a riorganizzarlo secondo schemi personali che ce ne consentano un possesso meno effimero e meno conformista. L&rsquo;intelligenza coordina le emozioni e le distilla al limite estremo di purezza, in modo che la pagina esca riabilitata, quasi un&rsquo;ipotesi di resa non allo scenario del verosimile ma alle proprie istanze di verit\u00e0 pittorica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gorini va costruendo un suo mondo organico e significante, ponendo in armonia tra loro ritmi e spazi, e uscendo dal mondo figurativo per ritentarne un&rsquo;altro che risponda a figurazioni pi\u00f9 intense, ad accordi meno labili. Rimbaud profetizzava che in futuro \u2013 on ne reproduira plus des objets \u2013 e Klee affermava che l&rsquo;arte non riproduce il visibile, ma lo <em>crea. <\/em>Sovrapposizione di rilievi di Gorini tradiscono, infatti, \u00ab&nbsp;segrete speranze&nbsp;\u00bb tra due \u00ab&nbsp;terre&nbsp;\u00bb parallele che i rossi uniscono e i bianchi lacerano&nbsp;; la \u00ab&nbsp;memoria&nbsp;\u00bb \u00e8 tagliata in due dal sopraggiungere fortunato dell&rsquo;oblio che aiuta a dimenticare le vicende inutili&nbsp;; i \u00ab&nbsp;segnali&nbsp;\u00bb s&rsquo;inerpicano per le vie alte del mistero&nbsp;: l&rsquo;artista coltiva cos\u00ed la fantasia liberatrice come un talismano capace di mutare la morte in vita, il dolore in felicit\u00e0. Perch\u00e8 se sacro \u00e8 il momento del rammemorare, altrettanto \u00e8 sacro \u2013 e forse di pi\u00f9- il momento dell&rsquo;obliare&nbsp;: la vita deve continuare e ne va continuamente depurata la storia per renderla sopportabile. Forse questo \u00e8 il ruolo dell&rsquo;arte, della poesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Giuliano Serafini&nbsp; \u2013 \u00ab&nbsp;16 + 6&nbsp;\u00bb&nbsp; \u2013&nbsp; Istituto Italiano di cultura \u2013 Parigi 1985<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/em><\/strong><strong><em>&nbsp;&nbsp;<\/em><\/strong>Pur nella evidente cifra informale, il lavoro di Giovanni Gorini conserva una traccia oggettuale per rincorrere in termini direi quasi mimetici, a effetti di strappi e ritagli di materia non meglio identificabile, ma pur&nbsp; allusiva ad una realt\u00e0 fisica esistente al di fuori dello spazio convenzionale della tela.<strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Dino Carlesi \u2013 Presentazione cartella di quattro incisioni \u00ab&nbsp;Terre dimenticate&nbsp;\u00bb \u2013 1984<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La \u00ab&nbsp;ricerca di Gorini&nbsp;\u00bb \u00e8 condotta dentro l&rsquo;esistenza&nbsp; prima che dentro il linguaggio delle forme e dei colori, o almeno egli tenta che la \u00ab&nbsp;risposta&nbsp;\u00bb da dare con le forme e i colori sia anche una \u00ab&nbsp;rispopsta esistenziale&nbsp;\u00bb. Infatti il modo di portsi davanti alla realt\u00e0 presuppone una filosofia che permeadi s\u00e9 anche il lavoro pittorico, per cui ad un eventuale adattamento passivo e banale di fronte all&rsquo;esistenza corrisponde in genere anche un adeguamento passivo ai modelli tradizionali&nbsp;: ma in questo caso non si puo&rsquo; parlare di vera \u00ab&nbsp;ricerca&nbsp;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La ricerca di Gorini, quindi, deve procedere per sentieri impervi, l&rsquo;ordine apparente deve presentarsi come disordine formale (per divenire solo <strong>dopo <\/strong>\u00ab&nbsp;vero&nbsp;\u00bb ordine poetico), la rottura dei piani e la loro nuova armonia grafica e cromatica deve farsi continuo tentativo di superamento di quei dubbi e di quelle dialettiche che sostanziano la vita di tutti i giorni (anche se l&rsquo;angosciano) per non restringerla a verit\u00e0 definitiva, coi\u00e8 a mito inutile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Allora \u00e8&nbsp; giusto che questa \u00ab&nbsp;ricerca&nbsp;\u00bb cerchi uno <strong>spazio<\/strong> diverso e che si prolungi nel <strong>tempo<\/strong>, e in questo spazio-tempo gli incastri geometrici si facciano ricerca di accordi e di poesia, magari passando attraverso crucci di vita, idilli, disperazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E&rsquo; vero&nbsp;: i punti di partenza si trovano sempre nella \u00ab&nbsp;realt\u00e0&nbsp;\u00bb, la quale stimola la percezione e la fa dilagare o restringere nei rombi e nei rettangoli secondo l&rsquo;intensit\u00e0 emozionale, per trarne anche felicit\u00e0 e speranza prima dell&rsquo;ultima catastrofe ( nel rapporto vita-morte la catastrofe della vita ha stretta correlazione con la catastrofe e l&rsquo;equilibrio del foglio o della tela). Il colore allora si innalza a strumento di gioia, l&rsquo;oasi dei piani entro cui si distende il colore sono gli spazi delle riflessioni mentali, delle naturali e semplici meditazioni dell&rsquo;uomo per resistere al furore tecnologico e rispondere col lievito della fantasia all&rsquo;aridit\u00e0 della fredda programmazione. E&rsquo; anche questa una difesa contro gli attentati del \u00ab&nbsp;quotidiano&nbsp;\u00bb, pericoloso ora per eccesso di ideologia ora per coercizione collettiva ora per individualismo ora per misticismo, ma semprecarente di novit\u00e0, di umanit\u00e0 autentica, di amore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La \u00ab&nbsp;ricerca&nbsp;\u00bb di Gorini \u2013 in rapporto a questa finalit\u00e0 \u2013 deve accendersi in cromatismi bianchi e blu che tentano il riscatto di una tela o di un foglio, poveri anch&rsquo;essi come l&rsquo;esistenza, chiamando in aiuto le terre bruciate o i rossi o i grigi, anche per offrire agli occhi un approdo di speranza, uno spiraglio di felicit\u00e0 terrena dopo tanta devastazione pseudo-civile e pseudo-razionale. Gorini lavora su un terreno difficile, perch\u00e8 i precedenti storici sono ancora vicini e visibili. Infatti altri hanno giocato e giocano ad altissimo livello con le geometrie e i tasselli e gli accordi cromatici, altri hanno realizzato e realizzano il trasferrimento dei drammi umani nella fantasia lirica del foglio e della tela&nbsp;: ma la \u00ab&nbsp;ricerca&nbsp;\u00bb di Gorini ha gi\u00e0 un suo spazio di autonomia, \u00e8 la ricerca di un giovane che tenta le sue \u00ab&nbsp;variazioni&nbsp;\u00bb in questa difficile direzione, e direi che si differenzia per un&rsquo;intensa urgenza di ottimismo, una volont\u00e0 dichiarata di rispodere al buoi con la luce, alla morte con la vita, alla tristezza del vivere con la letizia dell&rsquo;operazione grafica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Dino Carlesi \u2013 Rassegna artisti pontederesi \u2013 Galleria \u00ab&nbsp;Bizacuma&nbsp;\u00bb &#8211; Pontedera \u2013 1984<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca di Gorini prosegue per i sentieri impervi della sperimentazione, con rotture ed equilibri di geometrie, con armonie&nbsp; coloristiche di indubbia efficacia, alla ricerca di uno spazio nuovo entro cui collocare le proprie emozioni. Quella che domina \u00e8 la fantasia lirica, la speranza di realizzare una felicit\u00e0 cromatica che vada oltre la catastrofe del vivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Dino Carlesi \u2013 Mostra personale \u00ab&nbsp;Saletta a5&nbsp;\u00bb &#8211; Pontedera \u2013 1977<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I giovani artisiti devono vivere le loro esperienze di linguaggio senza remore e limitazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si accorgono che il loro contatto tradizionale con la realt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 appagante e culturalmente motivato, \u00e8 giusto che si inerpichino per sentieri diversi alla ricerca di altri sbocchi e di altre gratificazioni umane ed estetiche.<\/p>\n\n\n\n<p>D&rsquo;altra parte ciascuno \u00e8 legato alla propria storia personale, alla propria educazione percettiva, per cui ogni scelta e ogni preferenza sono la conclusione di itinerari particolari su cui gravano e hanno gravato i fattori pi\u00f9 diversi. Anche per questo sarebbe inutile e noioso chiedere a Gorini il perch\u00e9 di certi suoi orientamenti estetici, sia perch\u00e9 questi possono essere non definitivi ma suscettibili di futuri varianti, sia perch\u00e9 nel campo dell&rsquo;arte non tutto avviene a livello di pura razionalit\u00e0. Infatti nei primi anni dell&rsquo;attivit\u00e0 artistica ogni stagione produttiva si succede all&rsquo;altra con tumultuosit\u00e0 e istintualit\u00e0, quasi urgesse, s\u00ec, l&rsquo;ansia del dire ma mancassero gli strumenti operativi per dire nel modo giusto. Da qui le scontentezze, i mutamenti, le crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Gorini \u00e8 passato ovviamente per queste vie. Dal primo \u00ab&nbsp;figurativismo&nbsp;\u00bb gi\u00e0 abbastanza mosso e vivace (quindi gi\u00e0 meno ligio ai canoni del post-macchiaiolismo) pass\u00f2 violentemente a forme gestuali con riminiscenze Pollockiane, in cui l&rsquo;intrecciarsi libero e disordinato dei colori dette via ad un primo espressionismo astratto (romantico e non geometrico) che sembro&rsquo; pi\u00f9 un modo di rottura col passato che una convinta fiducia in una soluzione formale mediata e sofferta. Ma pi\u00f9 recentemente l&rsquo;operazione di \u00ab&nbsp;rifiuto&nbsp;\u00bb verso il figurativo \u00e8 continuata in forme diverse e pi\u00f9 motivate, quasi egli tendesse a ricomporre in unit\u00e0 e sintesi il ribollente turbinio cromatico e volesse giustificare con pi\u00f9 ordine intellettuale la sua ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo cos\u00ec alla sua terza fase attuale&nbsp;: una composta distribuzione di piani colorati che suggeriscono pensieri, emozioni e anche, guardando bene, un pizzico di felicit\u00e0. La tela vive di zone luminose e di contrappunti e di vibrazioni, che sono dell&rsquo;autore e del contemplatore, capaci di farsi suggestioni intense per chi sappia appena rendersi disponibile per un approccio intelligente col dipinto. I maniaci del \u00ab&nbsp;contenuto&nbsp;\u00bb e i petulanti borbottoni si chiederanno con insistenza i significati di queste tele, abituati come sono a pensare sempre in termini di figurativit\u00e0 e di leggibilit\u00e0, ignari che si possa e si debba prescindere talvolta dalle immagini logorate e dagli schemi visivi abituali. C&rsquo;\u00e9 una immaginazione che pu\u00f2 non rifarsi alle cose \u00ab&nbsp;viste&nbsp;\u00bb ma a quelle pensate, udite, ipotizzate. Ci\u00f2 non vuol dire che l&rsquo;ambiguit\u00e0 interpretativa sia sempre segno di validit\u00e0 artistica, ma non lo \u00e8 neppure, come purtroppo \u00e8 noto, la fedelt\u00e0 dilettantistica al \u00ab&nbsp;vero&nbsp;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa chiave di lettura penso debbano essere guardate queste tele, in cui il colore la fa da padrone assoluto divenendo luce e ombra, facendosi volta a volta chiarit\u00e0 e oscurit\u00e0. Ci sfugge -\u00e8 vero- il senso esatto del dipinto, ma non \u00e8 difficile immaginare quali paesaggi mentali e no, si celino dentro queste masse composte e rigorosamente scandite, quali emozioni muovano questa materia elegante e preziosa su cui il pigmento puro (lasciato cadere sul colore fresco) crea tonalit\u00e0 impreviste ed equilibra il quadro verso le direzioni pi\u00f9 diverse. Gli azzurri e i rossi, come i cunei bianchi che rompono le solide strutture, contrappuntati sempre con notevole grazia, aprono squarci nelle masse colorate, si fanno simboli che i titoli rendono sufficientemente espliciti&nbsp;: \u00ab&nbsp;Spazio chiuso&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Condizione&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Spazio soffocato&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Compressione&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;Caduta&nbsp;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidentemente l&rsquo;artista tenta una umanizzazione della realt\u00e0 fisica recuperata attraverso la memoria caricata di significati esistenziali. Questa realt\u00e0 \u00e8 riproposta da Gorini come \u00ab&nbsp;problema&nbsp;\u00bb pi\u00f9 che come oggettualit\u00e0 e cronaca, e le sue forme contrapposte sono le sue tensioni (o almeno quelle che lui trasferisce nel reale), sono la descrizione di una \u00ab&nbsp;natura&nbsp;\u00bb a cui la scabrosit\u00e0 sabbiosa della materia, unita alle intenzionali spezzature dei piani, aggiungono un carattere di chiara drammaticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dir\u00e0 che la sua poetica si rif\u00e0 chiaramente al mondo lirico di Santomaso e alle invenzioni formali del pittore veneziano, ma si tratta senz&rsquo;altro di un \u00ab&nbsp;incontro&nbsp;\u00bb che dar\u00e0 i suoi frutti&nbsp;: vi sono suggestioni che stimolano e provocano ripensamenti quando l&rsquo;operazione \u00e8 condotta alla luce dell&rsquo;intelligenza. L&rsquo;accostamento che Gorini compie non \u00e8 solo coloristico e spaziale ma anche e soprattutto culturale, cio\u00e8 l&rsquo;affinit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 profonda , \u00e8 fatta di convinzioni e di comune sensibilit\u00e0 verso il ruolo primario del colore, non abbandonato a slanci emotivi e superficiali ma controllato da una presa di coscienza verso il mondo e gli uomini che tocca la sfera dell&rsquo;autenticit\u00e0 e s&rsquo;impone per la seriet\u00e0 del discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne esce, nel complesso, una produzione di alta eleganza e di schietta modernit\u00e0, sul cui valore pero&rsquo; nessuno pu\u00f2 dare un giudizio certo e definitivo. L&rsquo;artista \u00e8 giovane, il cammino difficilissimo. Come sono solito fare accordo sempre fiducia a chi intraprende con seriet\u00e0 il mestiere dell&rsquo;arte. Sar\u00e0 il futuro a confermare o meno le nostre speranze. E&rsquo; gi\u00e0 un risultato positivo che davanti a queste tele l&rsquo;osservatore attento avverta l&rsquo;urgenza di capire, di porsi interrogativi, di spiegarsi il perch\u00e8 di questi squillanti colori che si infrangono a vicenda come per distruggersi o sorreggersi in un estroso gioco di incastri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nancy Barsacchi\u00a0 &#8211;\u00a0 Giovanni Gorini\u00a0: di forme, di poesia&#8230;\u00a0 &#8211;\u00a0 2011 La sua carriera inizia negli anni Settanta, in quel clima di fermento culturale di cui facevano parte numerose correnti artistiche europee. Dopo il diploma di maestro d&rsquo;arte segue la pittura di Pollock e l&rsquo;espressionismo astratto americano dipingendo le sue prime tele \u00ab&nbsp;astratte&nbsp;\u00bb. L&rsquo;incontro decisivo &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/textes-critiques\/\" class=\"more-link\">Lire la suite de<span class=\"screen-reader-text\">\u00ab\u00a0Textes critiques\u00a0\u00bb<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-303","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/303","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=303"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/303\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":352,"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/303\/revisions\/352"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/giovannigorini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=303"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}